Olive Kitteridge di Elizabeth Strout

Buondì lettori, qui il freddo si fa sentire...è arrivata la stagione di noi lettori per eccellenza: copertina, tazza di té o tisana, divano e un buon libro a farci compagnia. Passerei le giornate intere così, e immagino anche voi, invece lavoro e famiglia non me lo permettono, ma rimane un sogno che faccio ogni giorno e ogni notte.

Rimanendo in tema buoni libri, anzi direi ottimi libri, oggi vi propongo la recensione di un premio Pulitzer. Spero di poter avere un riscontro da voi, il libro è famosissimo ed è stato letto da un sacco di persone. Lasciatemi qualche commento se vi va di dirmi qualcosa, se lo avete letto oppure no, le vostre impressioni insomma.


Di Elizabeth Strout ho letto l’anno scorso, “Resta con me” che era riuscito ad emozionarmi davvero moltissimo, ma soprattutto mi aveva dato la possibilità di conoscere un’autrice con una prosa splendida. Ovviamente ho subito cercato altri libri della Strout e il primo che mi sono trovata tra le mani è stato “Olive Kitteridge” che ha vinto il Premio Pulitzer nel 2009. Insomma, le mie aspettative sono aumentate moltissimo, anche grazie ai tanti pensieri positivi che avevo trovato sul web.
Il libro è strutturato come un romanzo, ma in realtà è una raccolta di racconti in cui le fondamenta vengono rette da questa donna che sembra essere scontrosa, egoista, cattiva e asociale. In realtà Olive è molto di più, tutto quello che ha dentro di sé e che non mostra a nessuno, se non a noi fortunati lettori, è molto più complesso. Ad un primo impatto sembra una di quelle “vecchie” megere che fanno paura ai bambini e tengono lontani tutti gli adulti, ma quello che ha da dare, quello che mostra solo a chi vuole lei è davvero un universo intero. Sono rimasta non poco scombussolata nel leggere la vita di questa donna, come cambia, come peggiora, migliora o rimane stabile, il modo in cui riesce sempre ad andare avanti a testa alta, pur nascondendo un senso perenne di nostalgia, malinconia e dolore.
All’inizio del libro si scopre soprattutto la sua grande forza, le sue idee chiare e il suo modo così duro e tenace di avere a che fare con la famiglia e con chi la circonda; un rapporto complicato con il figlio, uno fatto di superiorità e qualche menzogna col marito, e quello che ha con le persone che vivono nel suo paese, con i ragazzi a cui ha insegnato come maestra, questo è forse il rapporto più strano e difficile da capire, perché tutti in lei riconoscono una grande forza, coraggio, sincerità e tutti sembrano essere intimoriti da questo suo modo di fare sempre sicuro di sé, in realtà col passare del tempo e degli anni, tutti capiscono che Olive Kitteridge è stata fondamentale in modi diversi per le vite di tante persone.
Con il passare dei racconti e degli anni, si scopre una Olive più fragile ed emotiva, quando inizia ad invecchiare ripensa alla sua vita, a quello che ha fatto di giusto e sbagliato e così cade la maschera e rimane la donna sola, triste, incompresa, con tanti rimorsi e rimpianti, ma con la fermezza mentale per capire che non si può vivere in questo modo, che non serve a niente, perché il passato non si può cambiare.
Leggere questo libro è stato un viaggio complicato per me, perché sono entrate in gioco tantissime emozioni e riflessioni che avevano sempre un riscontro in quello che leggevo, così da formare un cerchio chiuso che mi ha portato a rimanere un pochino sconvolta.
Lo stile della Strout è sublime, riesce a rendere reale tutto quello che mette su carta, riesce a dare uno spessore e una vitalità in quello che scrive che sembra parlare ai lettori con immagini chiare e vivide invece che con carta e inchiostro. La sua scrittura sembra uno spartito di musica da suonare e vivere personalmente per ognuno di noi, sembra un quadro ricco di colori e sfumature che ognuno di noi può interpretare come vuole.
Le ambientazioni diventano una parte essenziale nel libro, perché grazie ad esse possiamo vivere la lettura in maniera ancora più ampia e completa, i dettagli sono tanti, la Strout è minuziosa nel raccontarci ogni piccola parte, che può risultare irrilevante, ma che rende tutta la storia più plausibile e realistica.
Le vicende che ruotano attorno a Olive sono legate tra loro, grazie appunto alla protagonista o semplicemente al luogo, questa cittadina del Maine, che sembra esistere su un’isola deserta, scollegata dal resto del mondo, introversa e “retrò”. Altri personaggi con le loro storie riescono a colpire profondamente il lettore, perché per l’appunto sono realistiche, sono storie che potrebbero appartenere a chiunque.
In poche parole, questo libro è lento, la sua storia scorre tranquilla attraverso i mesi e gli anni, si prende il suo tempo e di riflesso anche il lettore legge con parsimonia, con rilassatezza e con attenzione.
Un romanzo che, a mio parere, ha sicuramente meritato il Pulitzer, per una scrittrice in grado di sondare l’animo umano con tenerezza, ma con estrema sincerità verso i personaggi e il lettore. Assolutamente da leggere, vivere e rivivere, uno di quei libri che mi immagino già a rileggere tra una decina d’anni, e a viverlo in modo diverso, perché cambiano le esperienze di vita e la visione del mondo intero e di conseguenza cambia il modo in cui mi rapporterò con le parole scritte dalla Strout.

Letto dal 24 settembre 2018 al 28 settembre 2018
★★★★



Info sul libro:

Titolo: Olive Kitteridge
Autore: Elizabeth Strout
Traduttore: Silvia Castoldi
Casa editrice: Fazi Editore
Pagine: 383
Prezzo: 18.50€

Trama:
In un angolo del continente nordamericano c’è Crosby, nel Maine: un luogo senza importanza che tuttavia, grazie alla sottile lama dello sguardo della Strout, diviene lo specchio di un mondo più ampio. Perché in questo piccolo villaggio affacciato sull’Oceano Atlantico c’è una donna che regge i fili delle storie, e delle vite, di tutti i suoi concittadini. È lì che vive Kitteridge, un’insegnante in pensione che, con implacabile intelligenza critica, osserva i segni del tempo moltiplicarsi intorno a lei, tanto che poco o nulla le sfugge dell’animo di chi le sta accanto: un vecchio studente che ha smarrito il desiderio di vivere; Christopher, il figlio, tirannizzato dalla sua sensibilità spietata; un marito, Henry, che nella sua stessa fedeltà al matrimonio scopre una benedizione, e una croce. E ancora, le due sorelle Julie e Winnie: la prima, abbandonata sull’altare ma non rassegnata a una vita di rinuncia, sul punto di fuggire ricorderà le parole illuminanti della sua ex insegnante: «Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi».
Con dolore, e con disarmante onestà, in Olive Kitteridge si accampano i vari accenti e declinazioni della condizione umana – e i conflitti necessari per fronteggiarli entrambi. E il fragile, sottile miracolo di un’altissima pagina di storia della letteratura, regalataci da una delle protagoniste della narrativa americana contemporanea, vincitrice, grazie a questo “romanzo in racconti”, del Premio Pulitzer 2009.

Commenti

  1. Ciao bellezza!
    Non ho ancora letto nulla di questa autrice ma credo di dover rimediare presto.
    Diciamo che di base, per me, la casa editrice Fazi è una garanzia perchè pubblica sempre romanzi di qualità quindi di certo, prima o poi, leggerò questo libro. Il tuo parere positivo non può che farmi convincere ancora di più!

    RispondiElimina
  2. Ciao! Posseggo due libri di questa autrice ma ancora non mi sono decisa. Credo che il momento arriverà presto, sono fiduciosa!

    RispondiElimina
  3. Ciao mi presento sono Fedy e anche io come te ho la passione per i libri.
    Trovo il tuo blog molto bello e anche interessante.
    Sono una tua lettrice fissa.Se ti va passa a dare un'occhiata al mio blog https://lapiccolalibreriadelcuore.blogspot.it ne sarei molto felice…

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari