American Dust di Richard Brautigan

Ben ritrovati cari lettori, prima di parlare del libro di oggi vorrei chiedervi una cosa.
Chi di voi possiede Instagram? Se alla fine del mese (o inizio mese prossimo) provassi a fare una diretta su Instagram per chiacchierare un po' di letture e libri in generale, ci sarebbe qualcuno interessato a seguirmi o con la possibilità di farlo? Se mi seguite su questo splendido social network, (trovate il widget qui di fianco per seguirmi, oppure potete trovarmi come @sialettrice) sicuramente metterò degli aggiornamenti nelle stories su questa idea che ho avuto, dunque spero potrò avere un po' di seguito perché chiacchierare da sola non è mai il massimo (anche se lo faccio sempre 😆).
Oggi si torna a parlare di libri con una recensione. Ho letto questo libro alla fine di aprile, poi tra una cosa e un'altra mi sono tirata dietro questo post fino ad ora. Bando alle ciance, di nuovo un libro che non mi ha deluso, che anzi è riuscito a farmi conoscere un autore che vorrei poter approfondire meglio. Anche con questo libro spero di riuscire ad attirare un po' la vostra attenzione e smuovere la vostra curiosità, so che sono ripetitiva, ma anche questo merita e spero ve ne accorgerete. 💓


“American Dust” racconta la storia di un ragazzo di tredici anni che deve fare i conti con la propria difficile adolescenza nell’America del secondo dopoguerra. Non sappiamo il nome di questo ragazzo, ma questo non influisce sull’introspezione di tutta la storia. La vita del protagonista è già abbastanza complicata: è povero, senza padre e viene emarginato da tutti...la situazione peggiora ulteriormente quando un giorno qualunque si ritrova a sparare alle mele marce di un meleto e per sbaglio colpisce a morte un suo amico, uno dei pochissimi amici mai avuti. Vi scrivo questo senza aver paura di fare spoiler perché si parte proprio da questo fatto nel libro e si va a ritroso analizzando i pensieri del giovane, le sue giornate e il suo modo di vivere tirando avanti e fregandosene di non essere il più famoso della scuola o il più ricco di tutti; il tutto è raccontato da un protagonista più adulto, che trent’anni dopo rivive in modo molto vivido questa parte della sua vita, ma attenzione...l’essere adulto non influisce sul racconto, infatti si ha come la sensazione che sia il tredicenne a raccontarci la sua vita, la parte adulta si fonde così tanto con il ricordo di quei tempi, che tende a ritornare con tutto se stesso a quei momenti. Con diversi salti temporali a volte un po’ caotici, il protagonista ripensa alla sua vita e alcune volte si ritrova ad analizzarla a distanza di trent’anni, creando così riflessioni su cosa è cambiato in lui, ma anche nell’America e nella società.
Questo libro è piccolo, conta poco meno di 120 pagine (tenendo fuori la postfazione del traduttore), ma in queste poche pagine riesce a dare tanto e a sconvolgere ancora di più, perché con estrema scioltezza e purezza riesce a mostrare un perfetto scorcio dell’America di fine anni quaranta e della sua società; riesce ad entrare nelle profondità di un ragazzino che ha tanto da dire e tanto da lasciare a chi lo legge. Nella postfazione ho letto che questo è l’ultimo libro di Brautigan pubblicato quando lui era ancora in vita e sembra ci sia una notevole parte autobiografica in diverse scene, nelle ambientazioni e in alcuni aspetti della vita del protagonista, dopo aver saputo questo ho guardato con occhi differenti il libro, perché sicuramente è tutto romanzato, sicuramente sono solo alcuni elementi autobiografici, ma tutto questo ha fatto nascere in me una grandissima curiosità verso tutti gli scritti e la vita di Brautigan.
Inoltre ho trovato la prosa dell’autore davvero intrigante, almeno ai miei occhi… è particolare, perché riesce ad essere poetica e ad utilizzare metafore insolite, che inizialmente fanno sorridere e disorientano non poco, ma che insinuano silenziosamente nel lettore il seme della riflessione. Tutto il libro è percorso da una fortissima malinconia che si percepisce ad ogni pagina sfogliata e letta, ma questa malinconia viene contrapposta ad una tenera leggerezza e purezza che mi hanno fatto stringere il cuore in più di un’occasione.
Questo libro di Brautigan sembra come uno di quei ragazzi scanzonati, che sembrano sbattersene del mondo intero, che sembrano un po’ stupidi e indifferenti, ma che nel profondo nascondono un grande cuore e tante cose da dire e da trasmettere.
Mi sono affezionata al protagonista senza nemmeno conoscere il suo nome, per questo dicevo che non se ne sente la mancanza; ma cosa ancora più importante, prima di andare a leggere la postfazione e scoprire che c’era una parte autobiografica, la mia mente associava il protagonista allo scrittore, non so perché, è stata una di quelle sensazioni fulminanti che mi prendono ogni tanto e che alla fine era giusta. In poche parole ora sento il bisogno fisico di conoscere tutte le opere di Brautigan e spero di trovare una qualche biografia scritta bene di questo scrittore perché credo meriti proprio tanto.
Per concludere “American Dust” è un po’ un romanzo di formazione, ma con una sottile linea di resa, perché tanto i giochi sono già stati fatti e conclusi. E’ malinconico, ma riesce a raccontare questa malinconia con la giusta leggerezza e simpatia scanzonata, non è sicuramente adatto a tutti, ma quelle persone che decideranno di avvicinarsi ad esso, rimarranno soddisfatte e continueranno a riflettere sul protagonista e sulla sua vita, e sono convinta che rimarranno sedotte dalla personalità di Brautigan che traspare in ogni riga e che ci viene introdotta nella postfazione. Tra l'altro, come se non si fosse già capito, la postfazione di Luca Briasco entra a far parte del libro stesso, riesce a completarlo e a far nascere nel lettore una curiosità morbosa verso questo autore, ecco perché sarebbe splendido se Minimum Fax riuscisse a portare nel suo catalogo tutti gli scritti di Brautigan, perché credo sia la casa editrice giusta per donare a questo autore la giusta importanza e attenzione.

Letto dal 26 aprile 2018 al 28 aprile 2018
★★★★



Info sul libro:

Titolo: American Dust
Autore: Richard Brautigan
Traduttore: Luca Briasco
Casa editrice: Minimum Fax
Pagine: 129
Prezzo: 16.00€

Trama:
Pubblicato negli Stati Uniti nel 1982, quando Brautigan, lontano dai successi dei suoi primi romanzi, lottava contro depressione e alcolismo, American Dust racconta – in un continuo sovrapporsi di piani temporali – la difficile adolescenza della voce narrante: un ragazzo di tredici anni che cresce senza padre nell’Oregon del secondo dopoguerra, vivendo di piccoli espedienti. Finché, sparando alle mele in un frutteto con il suo fucile calibro .22, colpisce accidentalmente e uccide il suo compagno di giochi e avventure, scoprendo così, nel modo più brutale, a quali conseguenze si vada incontro quando si decide di spendere i pochi soldi accumulati rivendendo vuoti di bottiglia per comprare delle cartucce, anziché un sano hamburger americano.
Tra custodi di segherie sempre ubriachi e strane coppie che vanno ogni giorno a pesca portandosi dietro un divano sul quale stare comodamente sedute, tra ragazzine che abitano nell’agenzia di pompe funebri dei genitori e famiglie che cambiano casa ogni sei mesi passando da una roulotte all’altra, Brautigan ci racconta, in pagine di dolorosa, sognante levità, il retaggio di violenza, paura, dolore che si annida nelle pieghe del sogno americano.

Commenti

  1. Personalmente non ho Instagram, ma mia sorella (che gestisce con me il blog) sì. Si chiama Muriomu, e pubblica a nome del Café Littéraire.
    Parlando invece del libro, mi attrae sia per l'ambientazione che per la vena malinconica. A riprova che anche un romanzo breve può nascondere un messaggio profondo e regalare forti emozioni.

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  2. Come sai ce l'ho in wishlist da una vita... sono davvero contenta che ti sia piaciuto, ma non mi aspettavo niente di meno :) purtroppo comunque penso lo leggerò in digitale... al Salone l'ho sfogliato e per essere un romanzo di 120 pagine costa davvero troppo :/

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